Versos Italian Giovanni Pascoli Il ritratto

Italian poem

Il ritratto

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Nel collegio d’Urbino il mio fratello faceva in grande un piccolo ritratto. Quando il già fatto a noi parea pur bello, sotto la gomma il bello era già sfatto.

Tornavamo scontenti alla finestra per guardare, intrecciati alla ringhiera, se una carrozza per la via maestra montava nella pace della sera.

Era pace nei cuori. Era l’esame passato alfine con le sue lunghe ore: tranquillo alfine da più dì lo sciame ronzava nella nuova arnia maggiore.

Più grande all’improvviso ogni fanciullo si ritrovava dopo tante acquate: il boccio apriva i petali in un frullo meravigliando che già fosse estate;

e che fosse già colto, anzi, il ciliegio, ma che di rosa si tingesse il melo; che fosse tanto verde oltre il collegio ch’oltre la scuola fosse tanto cielo.

Si ronzava: non altro. Fra due scuole già chiuse, una di fronte, una alle spalle, nel mezzo c’era l’aria, c’era il sole, odor di timo e voli di farfalle.

Ma nell’ore, più brevi ma più lente, di studio, tra due libri, ch’uno troppo sapeva e l’altro non sapea più niente, stanchi del nostro insolito galoppo,

con tra le mani che sentian di lauro e di busso, le guancie ancor di fiamma, noi pensavamo al nostro bel San Mauro, al babbo atteso d’ora in ora, a mamma...

Se il babbo, a casa, col più grande ch’era già di liceo, portava anche noi tre!... Era quello, lo studio: una preghiera, prima che al babbo, o Dio presente, a te!

II

Quasi... Ma il babbo arriva questa sera, ed il ritratto non sarà finito! Tornavamo a intrecciarci alla ringhiera, riguardare, ad appuntare il dito,

a dire. Vedi? a dire, Viene! O belle serate, fin che il cielo era celeste, e le vie, bianche, e non ardean le stelle sopra il nero di monti e di foreste!

Ma crescendo il silenzio, come triste sonava la campana della cena; mentre stelle lassù, viste e non viste, cadevan per l’oscurità serena;

Oh! non veniva, non veniva ancora! Il ritratto, sì, forse era venuto. Anche due segni, l’opera d’un’ora, di due: sarebbe vivo, benchè muto.

Sì: finito in alcune ore, domani! e sì: domani, ci sarebbe anch’esso! Lo spiegherebbe tra le sue due mani, sorriderebbe tacito a se stesso;

e quindi al figlio, al caro primo, al vanto di casa, al fiore che già dava il frutto; e poi, con gli occhi molli un po’ di pianto, anche ai minori - Eh! sapevate tutto?!

troverebbe una lode anche per loro... Domani, dunque: all’ora del tramonto.

Il fanciullo, il domani, era al lavoro; verso sera il lavoro era già pronto.

Mancava un nulla. Noi fissi alla via, a una carrozza che montava su... Oh! gittò un grido, spinse tutto via, e tutto in pianto non lavorò più!

III

rosse, la testa in un attimo stanca per sempre, si piegò, con le pupille

ferme in eterno... O tu che sei congiunto a lui, ch’oltre lo spazio, oltre la vita, vedevi allora, oh! non egli in quel punto si sentì su la fronte le tue dita?

La tua carezza non gli fu conforto tra il sudor freddo e il rompere del sangue? Non gli fu meglio, o mio fratello morto, non veder là un doppio teschio esangue

dietro la siepe, e due vili ombre nere fuggir nell’ombra; ma veder te, noi? miseri, sì, per sempre, ma vedere nella via sola quattro figli suoi?

Nella via sola, dopo il soprassalto di pianto, tutti quattro, orfani già, guardammo ancora. E poi guardammo in alto cader le stelle nell’oscurità.