Versos Italian Giovanni Prati A M... T

Italian poem

A M... T

by (1814–1884)

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D’amori arcani sempre, d’alti incompresi sdegni si battono le tempre dei desolati ingegni. Deh! per pietá, Maria, non chieder da quest'anime l’allegra poesia.

Della gioconda vita quando il velame è scisso, ogni vallea fiorita si fa un orrendo abisso, sulle cui negre punte le penne si disperdono dell’aquile consunte.

Gioie, credenze care, sogni del tempo verde, tutto in quel negro mare precipita e si perde, e la memoria appena resta, crudel fantasima, sulla deserta arena!

Con le sue mani allora la povera Speranza gli ultimi serti sfiora; e il tempo, che le avanza, con mesto error consuma ad eccitar la fiaccola, che piú non si ralluma.

Allora il cor si frange, come giunchiglia al vento. L’occhio s’infiamma e piange d’immenso patimento. Ma patimento è questo di poche alme che sentono. È vana plebe il resto.

Perciò di maraviglia non ti colpisca mai, s’io tengo al suol le ciglia, mentre sorridon gai, fra veglie d’or lucenti, questi eleganti eserciti di facili viventi!

Quand’io contemplo un viso di donna afflitta e mesta, io sento il paradiso, piú che se in mobil festa, col crin di rose adorno, vegga le fatue vergini volar gioconde intorno.

Credimi. Il mondo tutto è un’ara dolorosa, dove si veste a lutto ogni vivente cosa. Piangere è nostro fato, e le rugiade piangono, stillando, sul creato.

Come, o Maria, si chiude cotesto viver breve! Falangi inermi e nude cadiam, come la neve, noi sí superbi e ciechi; oggi insolenti immagini, diman liev’ombre ed echi!

Chi cade a mezzo il corso, chi appena incominciato; un di nud’alpe in dorso, un su fiorente prato. Tutti un destin ci serra. E un bruno stuol di feretri contamina la terra.

Sopr’ogni esequia estrema molto di pianger s’usa; poscia il lamento scema, quando la tomba è chiusa; e, nel rifar la via, spesso il gentil superstite crolla la testa e oblia!