Versos Italian Giovanni Prati A Luigi Napoleone, il 2 dicembre

Italian poem

A Luigi Napoleone, il 2 dicembre

by (1814–1884)

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Hai vinto. Or ben, qual premio dalla vittoria attendi? Sali. E l’antica porpora di Clodoveo ti prendi. Ma la Fortuna, o principe, ha infami giochi. E bada che può fallir la strada pur di chi vince al piè. Se col vorace e barbaro Settcntrion t’annodi, perduto sei. La gloria ti mancherá de’ prodi. E un’ignea palla, un vindice pugnal senza perdono rovescerá dal trono il parricida e il re. Né fra le morie tenebre fia che dormir tu possa; ché il civil sangue a vortici ti bagnerá la fossa, e da ogni vacuo talamo, da ogni disfatto lido udrai levarsi un grido di fremebondi al ciel. Bada! Chi ingiuria semina, miete furor. Chi incesta colla viltate, in triboli posa l’infame testa. E al fulminato tumulo quando d’accanto passa, fin la Pietade abbassa sugli occhi irati un vel. Bada che fai! L’attonita terra, che dubbia or pende con un immenso palpito la tua parola attende. Bada che fai! Da Satana oppur da Dio sei messo? vuoi tu levar l’oppresso? farti oppressor vuoi tu? Guarda le plaghe e i popol dell’Occidente. È bello questo da sofi e mártiri glorificato ostello. Tutti, dall’alpe a Cadice, tutti siam tuoi, se il chiedi. L’ora, che ha l’ale ai piedi, sai che non torna piú. E l’ora è questa. Affrettati, se tu sei l’uom. Signore di due frementi eserciti, osa, se hai grande il core. Destin del tuo piú splendido non ebbe il mondo. E il tieni oggi in tua man. Far pieni puoi d’ogni gloria i di. L’Ungaro, il Belga, l’Italo, il Lusitan, l’Ibero, I’Anglo e del novo Atlantico il liberal nocchiero, tutto è con te, se l’anima al suo destin non mente, se gridi all’Occidente: — Un uom volesti: è qui. — Come de’ bruni arcangeli alle tremende squille ogni umil fossa, aprendosi, dará i suoi morti a nulle, tal tu vedrai. Sull’aride ossa il gran soffio spandi, e a selve a selve i brandi il suol partorirá. Cinto è di sdegni il solio, cinto è ballar di lutto. Tutto è crollante, ed unico tu rinnovar puoi tutto. Col cor di Scipio e Cesare manda sull’orbe spento un redentore accento di gloria e libertá. Fiero contendi ai despoti le mal rapile glebe. Strappa possente ai cupidi suoi traditor la plebe. Tu Gedeón sul tempio alza di Dio l’insegna, vendica il mondo, e regna come nessun regnò. Vasta è la via. Puoi vincere il sangue onde sei nato. Guai, se tu manchi all’opera per cui t’ha Dio mandato! O infame o grande. Il tacito mondo ti guarda, e spera: altro a chi vince e impera vaticinar non so. Sol, pei materni visceri, ti prego a giunte mani, non obliar, nel turbine del tuo fatai dimani, questa obliata Italia dal sangue tuo; quest’Èva, che a te le braccia leva consunte di dolor. Mille de’ suoi, che dormono lá tra le scizie nevi, per chi tu ’l sai, fantasimi tetri, placar tu devi. Pensa alla madre, al cenere dell’Alighier. Nefando di Bonaparte è il brando, s’egli altri numi ha in cor.