Versos Italian Giovanni Prati Dal 'Conte verde'

Italian poem

Dal 'Conte verde'

by (1814–1884)

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Ore ed ore il tempo suona, e l’uom cerca, infaticato, o di Cipri il fior beato, o di Delfi la corona, o, del mondo al fin deluso, una zolla, ov’esser chiuso. Come veltro alla boscaglia Laure odora e il piè sospende, Amedeo l’orecchio intende s’ode il suon della battaglia. Fiso anch’egli ad una mèta, la battaglia è il suo pianeta. Ei giá mastro è di gualdane, vive noto in mille canti; con pontefici e regnanti, pari a pari, ha franto il pane; ruppe insidie a duchi audaci, vinse guerre e fermò paci. Ma di sé ben altri frutti cerca il prode, e in sé n’ha pegno. Che mai giova a cor si degno parer grande e illustre a tutti? Grande in nome, illustre in loco: ei soltanto a sé par poco. E talor con gentil sprezzo gli prorompe il fiero istinto: — Un elmetto ha forse cinto Amedeo, per darsi vezzo? o la mano a un brando pose, per mozzar cespugli e rose? Oh, miei fati! — E un di, versando questo gemito dal core, si coverse di pallore, fulminò la man sul brando, e, com’astro, nell’ingegno gli comparve un gran disegno. Eran dure etá selvagge, ma segnate di portenti; si scoprivano alle genti novi cieli e nòve spiagge; e con Cristo pellegrina pugnò Roma in Palestina. Ritraevano i pennelli sante paci, eroiche lizze; le Matelde e le Cunizze eran gloria di castelli; eran lustro di tornei i Baiardi e gli Amedei. E talvolta all’etá nova, dopo un tedio di feretri, risvegliati insigni spetri, si rifa l’antica prova; e la facciola favilla di Giapeto ancor scintilla. Sotto un’aquila cirnea, straziato, un mondo nasce; ha Pisauro nelle fasce chi lo stupe e lo ricrea: arde, Ellenia, in Navarino, il doppier del tuo destino. Portator d’arcani accenti, trema un filo all’aer vago; notte e giorno un igneo drago versa genti ad altre genti; non piú l’orbe è crocefisso; scruta l’occhio in ogni abisso. Sotto l’arco di Boote fruga Tonde un altro Gama; non più mormora di Brama la gran cifra a stirpi ignote; una vela in Frigia sciolta cerca Italia un’altra volta. In suol d’Érice un Ulisse spegne l’occhio a Polifemo; Cristo irato, in suol di Remo, niega dir quel che non disse; dalla steppa, in suol di Neva, spunta il fior promesso ad Èva Viandanti di fortuna, i pensier del vario Adamo, quasi augelli al patrio ramo, si raccolgono alla cuna; e sul carro ardente d’Eli vola il mondo ai propri cieli. Bando a voi, versi d’amore bando a te, beltá cortese. Il guerrier d’ogni paese altri fati ha chiusi in core: troverá, mutando sede, la sua dama e la sua fede.