Italian poem
Frammento
by Giovanni Prati (1814–1884)
Scherzar troppo con te parmi periglio, beata Fantasia! ché tu mi guidi in parte ove talvolta s’annebbia arte e consiglio e dell’anima mia la pace è tolta. Vedo un mondo di sogni, e non so bene se in essi è veritá. Pur mi contrista di dubitarli sciocchi piú in lá che non conviene, e mi si bagnan gli occhi, veggendoli morire; e tu, felice in vista quasi del mio dolor, sempre mi porti ov’io non vorrei gire, nel gran regno dei morti, a interrogar qualcuna delle cose di lá che Giove asconde. So che niun mi risponde e ch’io parlo, se parlo, al nudo vento che in qualche mirto o salice susurra e trae per l’aura azzurra le fogliette di rosa a suo talento; e nulla dice dell’eterno arcano. Restiam sull’oceano della vita, o fanciulla: e l’altro ambiguo flutto, o dell’immenso Tutto, o dell’immenso Nulla violato non sia da vani carmi. Ché questo è meglio, parmi, nell’etá che la Parca filo a filo ci trae dall’aureo fuso. Venir non mi recuso con te dove si varca per quante acque la madre Iside serra. Vedremo árbori e stelle e navi e pugne e fervidi uragani ed isole e vulcani; ma poi ci accoglierá nelle sue belle virginee braccia la titania Terra. Ci poserem securi pur con un verde ramoscello in fronte di qua dall’Acheronte. Gli altri son regni oscuri, che saran visti poi, quando l’ultimo fil dal fuso d’oro sará filato a noi. Beata Fantasia, di ciò t’imploro. Non ti crucciar, se temo qualche volta il tuo remo, che va la notte e il giorno battendo un flutto senza tempo tinto; ond’io di lá ritorno col pallor d’un estinto.