Versos Italian Giovanni Prati I miei versi

Italian poem

I miei versi

by (1814–1884)

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Come un nido d’uccelletti che tu senti pispigliar sovra i gelsi o in cima ai tetti quando allegro il maggio appar. van cantando i versi miei, bruna figlia di Corfú; belli no, come tu sei; freschi no, come sei tu. Van cantando; ed uno vola dentro un cespite di fior, e consegna all’agii gola l’allegria che chiude in cor. Dentro i rami d’un cipresso si va un altro a rifugir, e con murmure sommesso dice all’ombra il suo martir. Sulla barca i patrii carmi dice un terzo al timonier; canta un quarto amori cd armi sulla tenda del guerrier. E nei lutti e nelle feste niun di loro lia nodi al piò, né darebbe la sua veste per la porpora d’un re. San le glorie dell’Egeo, sanno il riso del Velin, sanno i riti del Pangèo, sanno il carme sibillin. Or le zu(Te dei leoni vanno in Roma a celebrar, or negli attici odeoni d’Afrodite il bianco aitar. Con le faune dormon lieti tra le niente del ruscel, o coi silfi nei frutteti quando Cinzia arride in ciel. Se una bianca margherita foglia a foglia si disfa, sulle sorti della vita per saper quel che dirá; o se a Pasqua gioca al «verde» una bella ed un garzon, essi trillano a chi perde dal mirteto una canzon. Se le lepri a notte aperta van danzando in gaio stuol, o la pallida lucerta cerca i sassi a’ rai del sol; questi miei pellegrinanti fanno gli alberi stormir, e dai rami arcani canti si cominciano a sentir. E poi van per la campagna sui covoni al falciator, van seguendo alla montagna la cornetta del pastor. Van nell’ombra delle valli con le late a conversar, raccontando i freschi balli delle naiadi sul mar. E van sempre, araldi eterni, van lontano e piú lontan, van dal cielo ai foschi averni e van sempre e sempre van. O malcauti, a tanto volo non fidatevi cosí: qui nell’atrio afflitto e solo io v’attendo e notte e di. Non c’è guardia sui confini; procellosa è la stagioni uccelletti pellegrini, deh, tornate al mio balconi