Italian poem
Silenzio
by Giovanni Prati (1814–1884)
A gentil cor, che langue infastidito or d’uno or d’altro cinguettio, secondo che per l’aura del crocchio o del convito ferve maligno o strepita ingiocondo; a gentil cor, cui piace esser romito, non è accento piú caro e piú profondo di quel con che tu parli a l’infinito, o re pensoso del notturno mondo. Quando sul capo tuo ridon le stelle, e tu coi dominanti occhi t’affissi dentro le cose piú remote e belle, tacita s’apre la memoria al core e la speranza: due soavi abissi, in che s’immerge ogni solingo amore.