Italian poem
Fortuna, io dissi, e volo e mano arresta
by Girolamo Gigli (1660–1722)
Fortuna, io dissi, e volo e mano arresta, Ch’hai la fuga e la fe’ troppo leggiera: Quel, che vesti il mattin spogli la sera; Chi Re s’addormentò, servo si desta. Rispose: È Morte a saettar sì presta, Sì poco è il ben, tanto è lo stuol, che spera, Che acciò n’abbia ciascun la parte intiera, Convien ch’un io ne spogli, un ne rivesta. Poi disse a Clori: almen tu sii costante, Se non è la Fortuna, e amor novello Non mostri ognora il tuo favor vagante. Rispose: è così raro anco il mio Bello Che per tutta appagar la turba amante Convien, ch’or sia di questo, ora di quello.