Italian poem
Di febbre ria, ma più dal duolo oppressa
by Giuseppe Paolucci (1661–1730)
Di febbre ria, ma più dal duolo oppressa Langue, o Tirsi, d’Arcadia il più bel fiore: Ninfa, che non so dir, se porti impressa Beltà maggior nel volto, oppur nel cuore. E langue sì, ch’ella non par la stessa, Che di tant’alme vinte ebbe l’onore: Tal di maligno umor nube atra e spessa Cuopre que’ lumi, ond’è sì dolce amore. Ma da’ languidi rai non però cade Men grave il dardo, ond’il mio cuor s’accende, Anzi vie più pungente il fa pietade: Chè quando da virtude il vigor prende D’amore il fuoco, ei per mancar beltade Punto non scema, o chiaro men risplende.