Italian poem
Roma in veder dall'empia etate avara
by Giuseppe Paolucci (1661–1730)
Roma in veder dall’empia etade avara Scossi i grand’Archi, onde sen gìa superba. Ed ogni mole più famosa, e rara Giacer sepolta fra l’arene e l’erba; Grave soffrìa di tanti, in cui fu chiara, Fregi d’onor l’alta caduta acerba; E più le fean la rimembranza amara Quei, che miseri avanzi ancor riserba. Ma respirò, quando più illustre, e altero D’ogni edifizio lacero, e sepolto Vide il Tempio immortal sorger di Piero. E disse: abbiasi pur ciò, che n’ha tolto Il tempo rio, s’io già riveggo intero Qui tutto il Bel d’ogni gran mole accolto.