Versos Italian Giuseppe Parini V. La maschera

Italian poem

V. La maschera

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Lascia gracchiare a questi baciapile che voglion pur che il mascherarsi sia una cosaccia disonesta e vile. Questo per me cred’io che bene stia a laici, a preti, a monache ed a frati, e finalmente a chiunque si sia. Lasciamo star che l’andar mascherati non offende né il ciel, né la natura, come voglion gl’ipocriti sciaurati. Non ci fu diva si innocente e pura, o nume del celeste concistoro che non volesse un di mutar figura. Nel dolce tempo dell’etá dell’oro, leggete Publio Ovidio sulmonese, chi si vestia da vacca e chi da toro. Comuni avean e letto e mensa e spese sotto una quercia un dio e un mortale in que’ bei giorni ch’eran lunghi un mese. Quel secol, se non era affatto eguale, nella comunione almen dei beni si somigliava al nostro carnevale. E in que’ bei di, che sempre eran sereni, comparien fuora certe mascherate che non fúr mai spettacoli piú ameni. Forse ch’eran di queste fagiolate che nulla non significan alfine, e ch’ora piaccion tanto alle brigate?

Egli eran quelle maschere divine si fatte, che coprivan al di drente cose misteriose e pellegrine. Vestivansi talvolta in un momento da animali di si varia schiatta che capir non potrieno in un convento. Vedete se la gente era ben matta, che fino a Diana vergine beghina si trasformò una volta in una gatta. E il dio barbato della medicina, ch’era un dottor dabben, comparve fuore mascherato da bestia una mattina. Deh come il mondo ognor cangia tenore! Giá i dottor si vestieno da animali; e gli animali or veston da dottore. Ma il padre Giove d’abiti cotali sempre piú ch’altri mai ebbe diletto e ogni di mutava piviali. Un giorno di torel prese l’aspetto per ire a visitar certa donzella, figlia d’un re che Agenore era detto. Egli avea lunga coda e gamba snella, e una coppia di corna in sulla testa, ch’altro dio non portò mai la piú bella. Trovossl anco una volta ad una festa immascherato ad un modo piú strano; da becco egli s’avea messo la vesta: e vuole un certo autor greco o romano che madonna Giunon, ch’era sua moglie, il vestisse quel di di propria mano. Talor parti dalle celesti soglie travestito da cigno, ch’è un uccello che lungo il collo ed ha bianche le spoglie: ma cosí andando a zonzo in sul piú bello fu spennacchiato da una certa Leda che ne lo mandò via senza mantello.

Io non voglio però ch’altri si creda ch’ei d’animale ognor vestisse a foggia, qual par che dappertutto oggi si veda. Ser Giove avea de’ bei trovati a moggia. Forse falso parrá quel eli’ io vi narro; ma egli un di si mascherò da pioggia. Di pioggia d’oro ei fecesi un tabarro. Questo vestito mal si potria dire quanto sembrasse altrui novo e bizzarro. Bastivi ’l dir che la figlia d’un sire, Danae nominata, il vide appena, che se ne volle anch’essa ricoprire. Mal fu per un che, mentre si dimena astratto per comporre una canzone, fecevi un sette a punto ne la schiena. Per che Giove gli disse: — O mascalzone, non vedi tu che fai? Or ora impara a starti un po’ lontan dalle persone. Poiché tu guasto m’hai cosa si cara ad ogni donna, a voi, vati dappoco, sia sempre la fortuna d’oro avara: e se per caso ne avanzaste un poco con istento e sudor, venga e vel toglia la crapula, l’amore, i ladri o il gioco. — Né la reina Giano ebbe men voglia di quella che s’avesse il suo marito di mascherarsi con diversa spoglia. Ella comparve un giorno a un convito: e certe nuvolette trasparenti avevanle formato un bel vestito. Colla forza de’ suoi raggi lucenti il sol questo bel drappo avea formato; e sartor n’era stato il dio de’ venti. Il quale abito altrui tanto fu grato che fu per farle un atto indegno e crudo un certo che Issione era chiamato.

Ma si difese dal furor del drudo Giunon con quella nuvula leggera: or mirate che diavolo di scudo! Mascherossi da vecchia anco una sera, lo che fu giudicato una gran cosa per una donna come Giunon era. Qui nel margin però dice una chiosa che da forte ragion fu a ciò costretta; e fu che del marito era gelosa. Ma l’olio ormai e l’opera si getta seguitando a provar pur, che a nessuno la maschera non debbe esser disdetta. Se la maschera piace a Giove, a Giuno e a tutti gli altri dèi, lascia gracchiare chi a pancia piena predica il digiuno, e seguitianci pure a mascherare.