Versos Italian Giuseppe Parini VI. Il bisogno

Italian poem

VI. Il bisogno

by

Listen in the reader

Oh tiranno signore de’ miseri mortali, oh male, oh persuasore orribile di mali, bisogno, e che non spezza tua indomita fierezza! Di valli adamantini cinge i cor la virtude; ma tu gli urti e rovini: e tutto a te si schiude. Entri, e i nobili affetti o strozzi od assoggetti. Oltre corri, e fremente strappi Ragion dal soglio; e il regno de la mente occupi pien d’orgoglio, e ti poni a sedere tiranno del pensiere. Con le folgori in mano la legge alto minaccia; ma il periglio lontano non scolora la faccia di chi senza soccorso ha il tuo peso sul dorso.

Al misero mortale ogni lume s’ammorza: vèr la scesa del male tu lo strascini a forza: ei di sé stesso in bando va giú precipitando. Ahi! l’infelice allora i comun patti rompe; ogni confine ignora; ne’ beni altrui prorompe; mangia i rapiti pani con sanguinose mani. Ma quali odo lamenti e stridor di catene; e ingegnosi stromenti veggo d’atroci pene lá per quegli antri oscuri, cinti d’orridi muri? Colá Temide armata tien giudizi funesti su la turba affannata, che tu persuadesti a romper gli altrui dritti, o padre di delitti. Meco vieni al cospetto del nume che vi siede. No, non avrá dispetto che tu v’innoltri il piede. Da lui con lieto volto anco il Bisogno è accolto. O ministri di Temi, le spade sospendete: da i pulpiti supremi qua l’orecchio volgete. Chi è che pietá niega al Bisogno che prega

— Perdón, — dic’ei. — perdóno a i miseri cruciati. io son l’autore, io sono de’ lor primi peccati. Sia contro a me diretta la pubblica vendetta. — Ma quale a tai parole giudice si commove? Qual dell’umana prole a pietade si move? Tu, Virtz, uomo saggio e giusto, ne dai l’esempio augusto: tu cui si spesso vinse dolor de gl’infelici che il Bisogno sospinse a por le rapitaci mani nell’altrui parte o per forza o per arte: e il carcere temuto lor lieto spalancasti: e dando oro ed aiuto, generoso insegnasti come senza le pene il fallo si previene.