Italian poem
Irene di Spilimbergo
by Ippolito Nievo (1831–1861)
plendeva su la gran parete nera l’ampia trifora, simile a giocondo trittico di raggiante primavera,
e sopra il giovanile capo biondo d’Irene, tutta assorta nel consueto lavoro, indugiava il moribondo
sole di maggio. Era un tramonto quieto pieno di voli. San Daniele in alto nella gran luce, giù nell’ombra il greto
del fiume, in mezzo, simile a uno spalto saliente e verde, la pianura, ed era sovr’essa il cielo terso come smalto.
E levò gli occhi Irene: quella vera e viva luce di tramonto, o quella serenità diffusa della sera,
che così dolce all’anima favella, su la tela fissar! pinger l’incanto, che ad ogni istante in ciel si rinnovella!
Il pennello depose. Avea di pianto umido il ciglio, dentro al cuore anelo le palpitava di bellezza un canto,
mentre di stelle si accendeva il cielo.