Italian poem
Sulla terrazza del Castello di Colloredo
by Ippolito Nievo (1831–1861)
e rose olezzano al sole, e spingono dei loro esili rami il flessibile intrico a cingere il sedil rustico di fresca ombra propizio.
Siedi ed ascoltami, amico. Vadano sperse pel cerulo aere e dileguino le cure. Bromio a noi del calice deve indarno sorridere?
Certo di Massico non è o di Cecubo, che il buon Orazio innebriavano de’ lor soavissimi profumi, prodiga la cantina domestica;
però anche il tonico succo dei grappoli paesani è balsamo grato allo stomaco, e contro i torbidi fumi dell’animo sicurissimo antidoto.
Ascolta, rapide, rapide volano le ore e non tornano; imprevedibili, o amico, volgono gli eventi e compionsi fatali, irreparabili.
Lungi le trepide cure. Il fuggevole attimo colgasi di gioia. Stolido è chi la misera vita più misera rende con vane imagini.
Vedi, ora sfolgora il sole, svariano sui colli i pampini, che di vendemmia nova son carichi, sussurran zeffiri tra i fiori in cielo salgono
ebbre le allodole di luce, e cantano. Amico ascoltami, l’ora è propizia, bevi, dal calice, eterno giovane, a noi sorride Bromio.