Italian poem
Riposo
by Ippolito Nievo (1831–1861)
ome stanco viator, che si riposa dopo lungo cammin, giunto alla meta, così riposerò l’anima inquieta seduto al rezzo d’una piaggia ombrosa.
I fiori a me non coglierò d’appresso; ma, l’occhio fiso nell’azzurro immenso, l’anima acquieterò nel dolce senso dell’abbandono di tutto me stesso.
Sopra il mio capo, cinguettando, il volo apprenderà la rondin giovinetta, e laborioso tra la molle erbetta d’api ronzanti vagherà lo stuolo.
L’aura sua voce donerà alle fronde, il sole ai vivi petali il sorriso; mi aliterà soavemente in viso il bacio di viole moribonde.
Misteriosa la voce delle cose favellerà dai rivi e dalle zolle, favelleran gli steli e le corolle dei pallidi narcisi e delle rose.
Ed io, seduto sopra l’erba verde, con l’occhio fiso nell’azzurro immenso, mi lascerò cullar dal dolce senso in cui l’anima placida si perde.