Versos Italian Lorenzo de' Medici Canzone XI.

Italian poem

Canzone XI.

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Crudel Fortuna, a che condotto m’hai? Peggio non mi puo’ far che quel che fai. Tu ti mostrasti giá felice e bella, tu mi mostrasti il tuo volto sereno; dicesti a me che volevi esser quella, la qual facessi ogni mio disio pieno: poi ti mutasti in meno ch’un baleno, e mi facesti pien d’affanni e guai. Promettestimi giá che un bel sole fare’ per sempre la mia vita lieta; e nel principio dolci atti e parole di speranza facean l’alma quieta: e m’hai dimostro alfin che un cor di prieta amato io ho, e dileggiato m’hai. Io non credevo al tuo falso sembiante, e ben ti conoscevo in altre cose: ma de’ begli occhi lo splendor prestante e le fattezze sí belle e vezzose, fecion che l’alma mia speranza pose in tue promesse; e morte n’acquistai. Tu m’accendesti al core una speranza, che mi facea veder quel che non era: lasso! io credetti che maggior leanza regnassi in te: dunque folle è chi spera; perché ho veduto poi in qual maniera schernito al tutto e dileggiato m’hai. Va’, canzonetta; e pregherai colei, la qual può farmi vivere e morire, che alfin vogli esaudire i prieghi miei; digli che m’apra un tratto il suo disire. E, s’ella vuol le mie ragioni udire, Fortuna piú crudel non fia giamai.