Versos Italian Lorenzo de' Medici Canzone XII.

Italian poem

Canzone XII.

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Chi ha il core innamorato venga avale a far lamento di quel bel giglio ch’è spento, della Nencia che ha tirato. Ella avea cento amadori, né ci ha alcun che se ne crolli, né alcun che s’addolori, o che le gote abbi molli. Beco dice: — Quand’i’ volli che la mi guatassi un tratto, ella mi fece un bell’atto, la si volse in verso Prato. — Ella avea quegli occhi belli, che ravviluppava ognuno; ella avea piú uncinelli che non è punte in un pruno; non la vedeva nessuno che non andassi smarrito, ed appena che ’l marito gli volessi stare allato. E’ gli venne la malía di quel maladetto male che si chiama la moría, che riparo non gli vale: ella l’ebbe ben cassale, e cosí il suo Vallera, che cascò come una pera dopo a lei, come indozzato. L’ha lasciate le bestiuole tutte fuori alla pastura:

ognun va dov’ella vuole: l’oche, i porci èn per la stura, e i vicini hanno paura che ’l suo Beco sia perduto, perché non vi s’è veduto con le bestie, o solanato. Non si canti or piú la Nencia, poi che l’è morta e finita: aval piú non si raccencia quella rosa scolorita; la sua lana ell’ha fornita e la stoppa col capecchio, né lucignol né pennecchio nulla a far non ha lasciato. Or vanne la mia ballata, va’ ritruova le compagne; porta lor quest’ambasciata: di’ che vivin liete e magne, lascin pur piagner chi piagne, ed a tutto il lor potere diensi sollazzo e piacere con ciascuno innamorato.