Italian poem
Canzone XXIV.
E’ convien ti dica il vero una volta, donna mia: benché forse egli è pazzia, pur saprai il mio pensiero. Tu non sai pigliar partito: tu vorresti e poi non vuoi; poi ti torna l’appetito: servir vuo’mi e non sai poi. Questo giuoco giá fra noi, come sai, è stato un pezzo: egli è pur cattivo vezzo non fermare il suo pensiero. Tu mi mandi una imbasciata che mi tiene un pezzo lieto; poi in un punto sei mutata: ond’io resto tristo e cheto. Tu non hai punto il discreto: sciogli un tratto questo laccio: trai e te e me d’impaccio, ché gli è tempo, a dire il vero. Tu hai pur tanto indugiato, che se n’è avveduto ognuno: prima, avendomi spacciato, non se ne avvedeva alcuno. Non guardar s’io t’importuno, ch’io tel dico per tuo bene: questo nuoce e a te e a mene; non fermare il tuo pensiero.
Credo che tu sappi a punto che, chi quando può non vuole, quando passa poi quel punto, rade volte poter suole. Facciam fatti e non parole, come dee buona maestra. Deh! sta’ meno alla finestra, e conchiudi, a dire il vero.