Italian poem
Canzone XXV.
Una donna avea disire con un giovane parlare: tanto seppe alfin ben fare, che li die’ quelle tre lire. Sun’un canto di cassone gliel contò la prima volta, ma vi fu tra lor quistione, onde ch’ella a dir s’affolta: — Una parte me n’hai tolta, ma infin nulla arai tu fatto; se non conti un altro tratto, non potrai di qui partire. E, perché la donna è avara, non li satisfe’ ancor questo: la non fu scarica e chiara, finché il giovane assai presto non li dette ogni suo resto, e gliel misse tutto in tasca; allor sana come lasca lo volea lasciar fuggire. Ricordossi a mano a mano che gli avea a dar l’usura: sciolse al giovan di sua mano la sua borsa assai sicura; disse: — Gli è trista natura. Non sta ritto, giusto e intero; e’ bisogna far pensiero l’erta di nuovo salire. —
Funne il giovane contento, perché gli era ben fornito; di danar vi dette drento e pagolla in sul pulito; poi volea pigliar partito, ma la donna disse: — Aspetta: — dodici uova con gran fretta li die’ ber, poi lasciollo ire.