Italian poem
Canzone XXVII.
— Figlia mia, per me non resta, che tu sia bene allevata, perché pai’ alla brigata gentil, savia e ben modesta. Quando giugni ove sia gente, ove sia qualche ridotto, fa’ che stia allegramente, non che pai’ abbi corrotto; se ti vien qualche bel motto, per non dir parola scorta, fa’ che a dirlo sia accorta, da tua mente manifesta. Se alcun ti guarda in viso, chi ti guarda, guarda bene: l’occhio attento, e qualche riso da cavare altrui di pene; se un ti tocca mano o piène, non mostrare averlo a male, ché saria cosa bestiale il voler guastar la festa. Se alcun, che non sie avaro, qualche cosa dar ti vuole, mostra pure averlo caro ed in cenni ed in parole; ché villania parer suole chi gli altrui don non accetta; non negar, fa’ che prometta, se di nulla se’ richiesta.
Questo è il modo, o figlia mia, a volermi fare onore; fa’ che a mente ben ti stia, che tel metta ben nel core: sappi prender tempo e l’ore da far poi quel c’hai promesso; non si torna a festa spesso: passa il tempo e non s’arresta. —