Versos Italian Mario Rapisardi Il carme secolare

Italian poem

Il carme secolare

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Febo e Diana che su’ boschi hai possa, Chiaro ornamento al ciel, sempre onorandi Ed onorati, i preghi nostri udite Nel tempo sacro,

In cui dal sibillin verso è prescritto, Che agli Dei, cui son cari i sette colli, Vergini elette e giovinetti casti Dicano un canto.

Fecondo Sole, che su l’aureo cocchio Apri e nascondi il giorno, e vario, uguale Sorgi, deh, nulla mai veder tu possa Maggior di Roma!

Benignamente, o Ilitía, dischiudi Maturi i parti, e in guardia abbi le madri, Sia che Lucina o Genital ti piaccia Esser nomata.

Cresci le proli, o Dea, spira i decreti Dei Padri intorno alle femminee nozze Ed a la legge marital, di nova Stirpe ferace:

Sì che dieci fíate in ciel rivolto L’undecim’anno, adduca i canti e i giochi Tre volte a chiaro giorno e tante a grata Notte solenni.

E voi che vero ognor cantaste, o Parche, Ciò che detto una volta un termin serba Fisso alle cose, a’ già trascorsi unite Fati benigni.

Di sementi e di pecore feconda Serti di spiche a Cere offra Tellure; Salutari acque e temperati cieli Nutrano i parti.

Deposto il dardo, placido e clemente Odi i preganti giovinetti, Apollo; Le donzelle odi, regina bicorne Degli astri, o Luna.

Se vostra opera è Roma, e il lido etrusco Afferraron per voi le iliache squadre, Che mutar lari e sede ebber comando Con fausto corso,

E a cui di Troja in tra le fiamme illeso, Superstite alla patria, il casto Enea Libero aperse il varco, e dar maggiore Regno doveva,

Donate, o Dei, probi costumi a’ pronti Giovani, a’ vecchi placidi quiete, Dovizia e prole alla romulea gente E gloria intera.

Abbia da voi, cui bianchi tori immola Di Venere e di Anchise il chiaro sangue, Che altero in guerra col nemico e’ sia. Mite col vinto.

Già l’armi nostre in terra e in mar possenti E le bipenni albane il Medo teme; Chiedon responsi già gli Sciti e gl’Indi Or or superbi.

Già Fede, Pace, Onor, Pudore antico, Virtù negletta attentansi al ritorno; Già l’Abbondanza splendida col pieno Corno si affaccia.

Oh, se alle rocche palatine amico Febo augurante guardi, egli che, bello Di fulgid’arco ed alle nove accetto Camene, i corpi

Egri con salutare arte solleva; Se d’Algido alle sedi e d’Aventino Dei Quindici le preci oda Diana, E con benigno

Orecchio accolga de’ fanciulli i voti, Durerà Roma e il Lazio e d’uno ad altro Lustro felice stenderà l’impero Eternamente!

Che Giove ed ogni dio questo ne assenta, Viva speranza e certa a casa io reco, Io coro esperto ad esaltar nel canto Febo e Diana.