Versos Italian Olindo Guerrini Il lamento del prigioniero

Italian poem

Il lamento del prigioniero

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Cadea la notte. Già il cancelliere Avea degli atti chiuso il volume E il Presidente disse all’usciere: «Portate il lume!»

Non un sussurro s’udia nel Foro, Nemmeno un lieve ronzar d’insetto, Quando, calzati gli occhiali d’oro, Lesse il verdetto,

E disse: «Vista la legge, udita La parte avversa, pesati i danni, La pena è questa: — Galera in vita Per quarant’anni».

Briscola! Quando mi sentii preso Così da questa sentenza infame, Cascai per terra lungo e disteso Come un salame.

E il giorno dopo due immense palle Recar dovetti per ogni dove, E mi fu scritto dietro le spalle «69»

Quante ferriate nella finestra! Quanti bigatti nel mio pan nero! Quanti fagioli nella minestra Del prigioniero!

Ed il mobilio? Ecco un saccone Dove gl’insetti tengon cappella E per... (s’intende) là in quel cantone C’è la mastella.

Sono vestito di panno grosso Con un stifelius tagliato male, E la catena che porto addosso Pesa un quintale.

Con una lima, frega e rifrega, Potrei scappare non osservato... Ah, se potessi farmi una sega Sarei beato!...

O giornalisti, da sera a mane Vi sia presente questo mio stato. Un per finire fatto da cane M’ha rovinato!