Italian poem
LIII
Giovani amanti e donne innamorate, se mi volete bene, vi sovvenga di me quando pregate.
Quell’albero che resse alla bufera nella stagion nevosa e nell’asciutta, l’albero che fiorì di primavera e che d’agosto maturò le frutta, or che l’inverno viene sente cader le foglie assiderate.
Non più nidi sui rami e tra le fronde, non più trilli d’amor nell’ombra densa. Or l’avvolge la nebbia e lo nasconde sotto un sudario di mestizia immensa e morir gli conviene senza speranza di veder l’estate!
Oh come tristi son queste giornate e queste notti piene di cose morte e non dimenticate!
Quell' albero son io che sotto il raggio mattutino del sol rinverdì tutto, che di rime fiorì nel dolce maggio, che maturò nel caldo agosto il frutto e nell’ore serene la speranza ospitò delle nidiate;
ed or che il triste verno s’avvicina, perdo le foglie della poesia, sento venir la nebbia e la pruina ed il freddo agghiacciar l’anima mia.... Oh, piangetemi bene, giovani amanti e donne innamorate!