Italian poem
LIV
Nel grigio ciel talvolta i miei sonetti come falchi solinghi alzano il volo; nell' azzurro talor, semplici e schietti, tripudian come le colombe a stuolo.
Or si librano in alto ed or costretti dalla fralezza lor radono il suolo; ora tuban d’amor sotto i boschetti ed ora in cimiter piangon di duolo.
E sen vanno così cercando il mondo, di pensiero in pensier, di lido in lido, col volo spensierato e vagabondo;
ma quando a sera mugge il vento infido, quando la notte ingombra il ciel profondo, ecco, i sonetti miei tornano al nido.
«Ben tornati, o sonetti, al dolce nido ch’io vi composi del mio core in fondo, ben tornati all’asil morbido e fido dove giunger non può voce dal mondo.
Con che amor vi accarezzo e vi sorrido figli d’un genitor troppo fecondo! Con che piena d’affetto io vi confido le rime tristi od il pensier giocondo!
Rimanete con me, senza sospetti d’invidia, di malizia o di lacciuolo, entro al nido natio securi e stretti!
Non lasciatemi più deserto e solo, restate nel cor mio cari sonetti....» E tornato il seren, prendono il volo!