Italian poem
LVI
In alto, in alto, de le bianche stelle per la divina e scintillante via, sopra i venti, le nubi e le procelle, in alto, in alto ascendi, anima mia.
Gitta il carico reo d’ossa e di pelle, vesta di tradimento e di bugìa, poichè col latte de le sue mammelle te la incorrotta Verità nudrìa.
E sali e sali nell’azzurro immenso dove il sol non ha più forza e governo, dove nulla è finito e nulla è denso;
e nel salir del tramite superno, l’immortale vedrai, negato al senso, splendor della Giustizia e il Vero eterno.
E pur, se l’occhio del pensier non erra scrutando il corso delle umane sorti, la Giustizia verrà dal cielo in terra a giudicar sovrana i vivi e i morti
dando il grano a colui che lo sotterra, lasciando il frutto a chi coltiva gli orti, l'ira cessando e la fraterna guerra che insanguina la spada in mano ai forti.
O benedetti e lungamente attesi giorni santi di pace e d’abbondanza, fremer vicina l’ala vostra intesi!
Lento, ma certo, il regno tuo s’avanza Giustizia, o dei traditi e de gli offesi ultimo sogno ed ultima speranza!