Italian poem
Ode
Non la criniera lucida, poi che non la possiedi, ma il ventre di maiolica e i quattro eburnei piedi concedimi, o corsier; fammi inforcar la candida tua groppa e su gli arcioni starò, superba amazzone, senz'armi e senza sproni o ausilio di scudier,
chè tu, gentil quadrupede, non scalpiti con l'ugna quando la groppa docile porgi a l'usata spugna e a 'l salubre sapon, ma su le zampe, immobile e mansueto, aspetti d'acque lustrali il tepido lavacro e i larghi getti de l'industre sifon.
Te cavalcando, visito tutto de' sogni il regno, ed un polledro rapido, non un caval di legno, allor tu sei per me, e ne'l sognar mio bellico, un capitan mi sento: le schiere mie galloppano con le bandiere a 'l vento ne 'l cospetto del Re,
Savoia! e i prodi, memori de la fortezza antica, freno non danno a l'impeto e già l'oste nimica le terga a noi voltò.
Che val se, a 'l campo reduce, scendo di sella esangue, se da uno squarcio orribile veggo fuggirmi il sangue?... La palma a noi restò!
Le schiere avverse fuggono, ma tu fuggir non sai e sovra i piè di mogano solennemente stai fermo, senza fiatar..... Ma i sogni, ahimè, svaniscono. Cessata è la battaglia!... L'ora de 'l pranzo è prossima: datemi la tovaglia chè mi voglio asciugar.