Versos Italian Olindo Guerrini Ode Farmaceutica

Italian poem

Ode Farmaceutica

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Ho sognato un mar di laudano Denso, nero e sterminato, Come un piano formidabile Di sciroppo concentrato. Sovra l'onde immote e brune, Tra i vapor del zafferano, Svolazzavano importune Molte mosche di Milano,

Io, per far con meno incomodo Di quel mar la traversata, Mi recai sul porto prossimo E vi presi una fregata. Il suo nome si leggea Scritto a lettere d'un metro, Vale a dir FARMACOPEA, E l'aveva per dietro.

Grossi e ritti erano gli alberi Con le vele di cerotto, Con le sartie e con le gomene Verniciate di decotto; E la nave fabbricata Di campeggio e legno quassio, Era tutta incatramata Di ioduro di potassio.

Drappeggiati in negre tonache Molti giovani assistenti Impastavano le pillole Lassative od astringenti, Le supposte, i vescicanti E gli empiastri da enfiagione Da servire ai naviganti A merenda e colazione.

Un po' il fuoco che facevano, Un po' il caldo naturale, In quel tanfo farmaceutico Mi sentivo venir male; Per cui, visto un recipiente, Ci sedei sopra di botto E, vedendo un assistente, Chiamai forte--Ehi, giovinotto!--

--Che comanda?--chiese il giovane-- Vuol di malva una infusione? Vuol copaive in mucilaggine? Preferisce una iniezione?-- Adirata lo ribattei: --Non son quella che credete! Non ho il male che avrà lei; Ho soltanto un po' di sete.--

--Sete?--disse--Il male è piccolo E guarir con l'acqua suole; Ma se l'acqua ella desidera, Mi dirà come la vuole. Forestiera o del paese? Vuol Tettuccio o Castrocaro? Vuol un po' d'acqua ungherese O un bicchier di sale amaro?--

--Voglio solo acqua purissima!-- Furibonda allor gli osservo. Mi rispose:--Va benissimo, Ma in che modo gliela servo? Perchè buono è da sapersi Che da noi s'usa di bere In due modi assai diversi; O per bocca o per clistere.--

Detto fatto e dalla tonaca Con un gesto pittoresco Tirò fuori una gran cannula, Un affare gigantesco, E mentr'io gridava:--Ehi, sente... Lei m'ha preso per isbaglio!-- Quel birbone d'assistente Lo puntava nel bersaglio.

Se non era che voltandomi Torsi il fianco un poco a destra, Quell'infame di flebotomo Scaricava la balestra; Ma, insistendo l'animale, Ne successe un serra serra E, com'era naturale, Tutto il brodo andò per terra.

Io credeva d'esser libera, Ma mi accadde un altro guaio Ch'egli prese dietro a corrermi Col pestello del mortaio. Un orrore, uno spavento, Un battaglio da museo, Una razza di strumento Da sfondare un mausoleo!

Io già stavo per soccombere Alla orribile balista, Ma gridai--Galeno salvami, Da quest'empio farmacista!-- E ad un tratto, e fu un enigma, Spirò un'aria purgativa Che pareva un borborigma.... E sbarcai sull'altra riva.

ALLA SOCIETÀ EMILIANA DELLE LAVATRICI COME SEGNO DI OMAGGIO CORDIALE QUESTA ODE OSTETRICA È DEDICATA

Multiplicabo aerumnas tuas et conceptus tuos: in dolore paries filios. GEN. III 16.

Nell'interno del bacino, Semprechè non sia deforme, Vedi un corpo piriforme Appoggiato all'intestino, Appo cui fisso rimane Con diversi ligamenti E coi rami divergenti Delle trombe falloppiane.

Ivi, quando è cominciata L'ordinaria emorragia E una certa ipertrofia S'è per ciò manifestata, Dal follicolo maturo Esce l'ovulo vagante Che il processo fecondante Mette subito al sicuro;

Chè lo impiglia, anzi lo imbuca Nella tunica villosa Che presenta la mucosa, La qual mutasi in caduca E nel crescere diventa L'amnio e il corion, traversati Da quei vasi complicati Che nutriscon la placenta.

Ivi il germe ha forma e cresce In un sacco membranoso Pien di liquido sieroso Dove nuota come un pesce E la sua vita fetale Svolge senza sentimento, Ritraendo l'alimento Dal cordone ombelicale.

In quel tempo la gestante Non si sente molto bene E per solito le viene Qualche voglia stravagante. Ha lo stomaco disfatto, L'energia molto depressa E cammina un po' sconnessa Causa il ventre tumefatto.

Finalmente la sorprende Un disturbo del sensorio E un dolor premonitorio Lungo il rachis le discende. Il marito al suo lamento Corre, interroga e le dice: «Vo a chiamar la levatrice E ritorno in un momento!»

A intervalli lunghi e rari Incomincian le pressioni E le forti contrazioni Delle fibre muscolari. Sono sistoli speciali Cui la diastole consente E interessan totalmente Le pareti addominali.

Ecco intanto alla degente Si rinnovano i dolori Sempre più provocatori E di ritmo più frequente, Finchè, sotto alla pressione, Il liquor che l'amnio serra Rompe il sacco e va per terra, Precursor dell'epulsione.

La faccenda allor va lesta E non c'è d'aver paura Se però la creatura Si presenta con la testa. Ma nel caso che al contrario Si presenti con un braccio, Può accadere un affaraccio, E il chirurgo è necessario.

Non son fatti sì frequenti, Ma se mai caso si desse Che l'ostetrico dovesse Operar rivolgimenti, O usar ferri, allor conviene Star tranquilla, ilare, ardita, Che la scienza è progredita E le cose andranno bene.

Dopo un grido indebolito, In un premito finale, Nasce un maschio ed è vitale Come annuncia il suo vagito. Sente allor di gioia un'onda La puerpera nel core E con l'ultimo dolore Viene espulsa la seconda.

Gentilissima lettrice, Ti narrai chiara e sincera In che modo e in che maniera Nasce al mondo un infelice: Non gittar strilli d'orrore Da lussarti le ganasce; Meglio dir come si nasce Che narrar come si muore.