Italian poem
XL
Mi chiede la pagina bianca: perchè, sciagurato, non scrivi e i versi di cui mi fiorivi racchiudi nell’anima stanca?
Riprendi coraggio, rinfranca la fiamma dei versi giulivi: ritorna nel mondo dei vivi che ai forti l’applauso non manca!
Ed io sonnolento rispondo: Io vissi. De’ morti nel regno riposo in un sonno profondo.
Tu d’arte mi parli e d’ingegno ed io per l’applauso del mondo non ho che il fastidio e lo sdegno.
Ah l’arte! Ne’ chiusi salotti lusinga le dame annoiate, abbrevia le lunge giornate e il sonno concilia alle notti;
o tenta gl’ignavi e i corrotti coi canti e le danze sfacciate, o chiede alle tazze vuotate il lercio profluvio dei motti.
La disser già pura e modesta, ricinta di candide bende il vergine seno e la testa,
e invece del ricco che spende rallegra le pompe e la festa.... Ah l’arte si compra e si vende.
Nel grigio tramonto il villano con l’impeto cieco del bruto incombe sul vomere acuto e squarcia i maggesi del piano.
Vedrà biondeggianti di grano i campi che ignudi ha veduto, ma indarno! Sul solco mietuto ben altri distese la mano!
Ah, i vinti! Parlate con loro dell’arte che i cieli spalanca tessendo ghirlande d’alloro!
Non io. Qui, dinanzi alla stanca mia man che rifiuta il lavoro, rimanga la pagina bianca.