Versos Italian Olindo Guerrini XLI

Italian poem

XLI

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Non più anelanti a i pascoli latini le barbare cavalle Attila caccia; rivisse il fior de gì’ itali giardini su la sua traccia.

Tacque indarno il deserto e crebbe l’erba dove l’alta Aquilea fumando giacque; da le fecondi ceneri superba Venezia nacque.

Il Danubio lavò le curve spade grondanti di gentil sangue romano, ma di quel sangue mai goccia non cade versata invano,

e con le stille che tingevan l’onde de ’l pescoso Tibisco e de la Drava di Roma il fato a fecondar le sponde barbare andava,

e di messi la steppa e di vitigni rise, ed a ’l sol che civiltà conduce i biechi de i mongoli occhi sanguigni vider la luce;

né più l’Europa giudicò minaccia ma baluardo de’ magiari il petto, quando il Corvino alzò la spada in faccia a Maometto;

né più imprecò il latino in val di Pado a i varchi onde calò di Dio il flagello, ma l’unno che morì sotto Belgrado disse fratello.

Oh, benedetto il suol che trepidava sotto il galoppo de la santa schiera se il vincitor Giovanni alto levava la sua bandiera!

Oh, benedetto il suol che de la buona ausonia civiltà reca le impronte se de l’Unnìade in nome a noi sprigiona salubre un fonte

ne ’l cui salso licor Natura mise le virtù sue più santamente buone, se più genti salvò che non ne uccise Napoleone.

Canti a gli sciocchi gli epinìci suoi chi l’umile bontà sprezza e deride o novera tra i grandi e tra gli eroi solo chi uccide:

dica l’alta epopea le stragi orrende, le città divampanti e combattute; modesto io canterò l’acqua che rende vita e salute.

Altri faccia sonar strofe ammirande, ch’io dirò sottovoce il canto umìle e il cantor degli eroi sarà più grande, io più civile.