Italian poem
XLIII
Il mar lambendo instancabile, lento, la sabbia fina dell’umida sponda, con ritmo uguale mandava un lamento, quasi un singhiozzo, alla notte profonda.
Occhi benigni, le stelle d’argento guardavan fisse la terra feconda. Amor vagava nel ciel sonnolento ed io sperai la fortuna seconda.
Il cor t’apersi con timido accento, sfiorai col labbro la chioma tua bionda ed al trionfo credetti un momento....
Addio, fantasmi d’un’ora gioconda, sogni d’amore dispersi dal vento, care speranze cadute nell’onda!