Italian poem
XLVII
Zerlina mia, la neve turbina in alto e cade zitta, noiosa, greve, sui tetti e sulle strade.
Invan la notte pesa sulla città che tace; la coltre bianca è stesa, ma nulla dorme in pace.
Rugge di fuori il vento e l’urlo furibondo si spegne in un lamento di bimbo moribondo
e uscir dall’ombre senti, dall’ombre paurose, il pianto dei viventi e il pianto delle cose.
Ma dall’orror, dai lutti, dolce un pensier m’invola e tra il dolor di tutti sono felice io sola!
Ah, degli umani affanni, Zerlina, a me che importa? Io sento Don Giovanni che batte alla mia porta!