Italian poem
XLVIII
Quando schizzan le sorche innamorate Dalle tue fogne, o Roma, ed alla smorta Luce de’ tuoi fanali, in sulla porta Pipan le cortigiane inverniciate,
E giù per le straducce addormentate Urlano’ gli ubriachi e nella morta Nebbia che il sacro fiume al Ghetto porta Fermentan le immondizie accumulate;
Memorie di grandezza e di spavento. Moli di gloria e di vergogna piene, Io vi passo vicino e non vi sento.
Altro amor che di voi m’arde le vene! Collatino non c’è, Bruto è contento, E Lucrezia m’aspetta e mi vuol bene.