Italian poem
XXVIII
Il mostro s’allungava come un serpe schifoso e viscido di bava, gonfio, gelatinoso, aprìa larghi ed attenti gli occhi fosforescenti,
trascinandosi lento sulla ventraia oscena col pigro movimento ed il senso di pena del rospo impegolato nel motriglio gelato.
Poi con la cauta insidia del polipo che caccia, simulando l’accidia cerchiava con le braccia cupidamente aperte l’umana preda inerte,
la preda rassegnata che di levar non osa la mano incatenata, la vittima crucciosa che il suo destino accetta ed il martirio aspetta.
Ah, guai per chi seguendo l’error del vizio abietto, vedrà del mostro orrendo lo scellerato aspetto! Guai! Nelle sue ritorte starà tino alla morte.
Oblio, riposo e pace invocherà, ma invano: la stretta è più tenace d’ogni contrasto umano ed aspettar soccorso non val contro il Rimorso!