Italian poem
XXVII
Ieri conobbi la Giustizia. Stava in un tugurio lurido ed infetto, su certe sedie reduci dal ghetto che la pidocchieria contaminava.
Tra la veglia ed il sonno interrogava dei cafoni col gergo e col dialetto e miagolando in tono di falsetto, se stessa, gli altri e il Tribunal seccava.
Poi ghignando mi disse: «Io t’ho legato le man, la lingua, i piedi e del tuo scritto nulla davanti a me voglio provato.
Io t’ho messo il bavaglio e t’ho prescritto che non possa nemmen tirare il fiato. Or difenditi pure. È il tuo diritto».