Versos Italian Olindo Guerrini XXXI

Italian poem

XXXI

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Dalle brume del ciel, sottili e fioche, le stelle guardati la deserta ghiaccia; nell’ombra sepolcral taccion le roche volpi, strisciando alla notturna caccia.

Dormon l’anatre bianche in sulle poche alghe del nido che la neve agghiaccia; sul desolato pian russan le foche poi che lungi dell’uomo è la minaccia.

Candida l’orsa scivola tra i massi del ghiaccio secolar, quasi per tema d’esser tradita dal fruscio dei passi;

e in fondo alla polar pace suprema, nessun urlo di Vescovo che passi il raca vomitando e l’anatema!

O pura, eterna ed ineffabil pace che drizzasti da noi sì lunge il volo, dunque più non vorrai l’ala fugace volger benedicendo al nostro suolo?

Dunque il Verbo di Dio parlò mendace se a regger l’alme l’Iscariota è solo, se il tuo viso immortai s’asconde e tace nella deserta immensità del polo?

Ah no, torna con noi! Lascia l’incanto dei silenzi nevosi, ove natura par che in ghiaccio converta il nostro pianto!

Torna! Brillan le falci alla pianura e sale al ciel de’ mietitori il canto.... la sacra messe a chi sperò, matura!