Italian poem
XXXII
Avacciati, Masin; le ragne appanna e ì giochi assetta, imperocchè non piove. Appaia il Ribaltone e il Montegiove dietro la vite della salamanna.
Che se lo mio volume or non m' inganna, oggi si vuol passar sessantanove.... zirlano i tordi!.... o tu lo vedi?.... o dove?.... Ha fatto il campanil, sorte tiranna!!
Guata, guata, Masin. Dietro lo spazzo quiritta, tra la quercia e tra l' abete, hacci covelle! Scopri lo stiamazzo!
Doh, Masino, che stai? Tira la rete c'è.... come è nero!.... com'è grande!... ah... pazzo! m'era sembrato un tordo ed era un prete!
Dica, Don Pietro, mi doventa matto che aiato se ne va per la mia tesa? — — Oh, scusi! Andava al mattutino in chiesa e così, per la via, sono distratto. —
— Vien dal ròccolo suo? Quanti n’ha fatto? — Eh! mica troppi. Trenta in una presa. — — Poffare Iddio! Di qui, con tanta spesa, non riesco a fermar nemmeno il gatto; —
— Lo so, ma glielo dico apertamente; ella non ferma un pigliamosche al volo perchè questo mestier vuole altra gente.
Dottor mio caro, per tirar l’aiuolo, lo stampi pure e se lo metta in mente, val cento di loro un prete solo. —