Italian poem
XXXIX
Cieco! e il balen d’un’ironia feroce Non ti vedea sul viso E ti chiedevo colle mani in croce La pietà d’un sorriso.
Come un bambino a te davanti gli occhi Trepidando chinai, Come un can flagellato a’ tuoi ginocchi, Vile, mi trascinai;
China l’altera fronte, io t’ho baciato Il lembo delle vesti. Ho sofferto l’inferno, ho bestemmiato. Ho pianto.... e tu ridesti!
Mi levo adesso dal codardo oblio, Le mie catene spezzo. Mi vergogno di te, dell’amor mio, Mi levo e ti disprezzo.
Or di’, se il vuoi, che per te sola ho pianto Vinto, curvato, umile! Io, te straziando nell’audace canto, Dirò quanto sei vile.