Italian poem
XXXVI
— Amici, addio! Col vostro amaro col fraterno dolor non contristate questo ch’io vi consacro estremo canto!
Al tragico destin m’abbandonate serenamente! Siate forti e grandi! Nessun per me deve morir. Giurate!
O chiaro sol, che su la terra spandi il calor della vita e con i santi raggi le fiamme dell’amor ci mandi,
o chiaro sol, che i tuoi sublimi incanti agli occhi de’ mortali hai conceduto, che dai polline ai fior, baci agli amanti,
che nel profondo ciel fermo hai veduto i secoli passar come giornate, o sole, o dolce sole, io ti saluto!
Ah, moglie, ah, figli miei, non lacrimate! Forse, chi sa? ci rivedremo ancora. È più clemente Iddio che non pensiate!
Un bacio, figli, un altro bacio! Ed ora mi stringa il birro le catene ai polsi e de’ rei mi trascini alla dimora! —
Così parlai nel punto in che mi sciolsi dai replicati amplessi e d’esser forte più che Regolo istesso in me risolsi.
Fieramente portai le mie ritorte, superbamente al cielo alzai la fronte, regalmente sorrisi alle mie scorte.
La turrita prigion s’ergea sul monte squallida e cupa ed allorché v’entrai udii levarsi cigolando il ponte.
Nel fondo della torre ivi calai e solo, stanco, pesto e scorticato, sul fracido terren mi coricai,
ma non avevo ancor ripreso il fiato che mi si fece adosso un aguzzino con un nerbo di bue ben lavorato.
Costui per forza mi cacciò supino e con quel nerbo me ne diede tante che qui, guardate! sono ancor turchino.
Poi sulla carne rotta e palpitante mise per condimento aceto e sale, il manigoldo! e mi dicea: — Birbante,
Sei dunque tu che osasti in un giornale empio, scomunicato, e maledetto, un Vescovo trattar come un mortale?
Sei tu, bestemmiator, che in un sonetto offendesti la sua Magnificenza e parlasti di Lui senza rispetto?
Disinteresse, carità, prudenza, a farti condannar l’han consigliato: or degli scherzi tuoi fa penitenza.
Starai qui fra le biscie incatenato, in questa buca sozza e nauseante, nudo, sempre allo scuro e bastonato.
Avrai per cibo scarso e rinfrescante la simbolica fava, il durò cece e il fagiolo canoro e petulante.
Qui legger libri non potrai, ma invece mai non ti mancherà la Santa Messa. Accidenti ai sonetti e a chi li fece!
Non c’è pietà per chi non si confessa e se non chiedi a Monsignor perdono, la colpa mai non ti sarà rimessa! —
Disse ed uscì. Di quella voce al suono io mi tenni perduto e disperai e in un’ora di strazio e d’abbandono
piansi, come vedete, e m’impiccai.