Italian poem
Amorosa donna fina
Amorosa donna fina, stella che levi la dia sembran le vostre belleze; sovrana fior di Messina, non pare che donna sia vostra para d’adorneze. Or dunque no è maraviglia se fiamma d’amor m’apiglia guardando lo vostro viso, chè l’amor mi ’nfiamma in foco. Sol ch’i’o vi riguardo un poco, levatemi gioco e riso. Gioco e riso mi levate, membrando tutta stagione che d’amor vi fui servente nè de la vostra amistate non eb[b]’io anche guiderdone se no un bascio solamente. E quel bascio mi ’nfiammao, chè dal corpo mi levao lo core e dedilo a vui. Degiateci provedere: che vita pò l’omo avere se lo cor non è con lui? Lo meo cor non è con mico, ched eo tut[t]o lo v’ò dato e ne son rimaso in pene; di sospiri mi notrico, membrando da voi so errato ed io so perché m’avene: per li sguardi amorosi che, savete, sono ascosi quando mi tenete mente; che li sguardi micidiali voi facete tanti e tali che aucidete la gente. Altru aucidete che meve, chè m’avete in foco miso che d’ogne parte m’al[l]uma; sutto esto manto di neve, di tal foco so raciso, che [ mai non ] me ne consuma: d’uno foco che non pare che [ 'n ] la neve fa ’llumare, ed incende tra lo ghiaccio; quell’è lo foco d’amore c’arde lo fino amadore quando e[llo] non à sollaccio. Lo sollazo non avesse se non di voi lo sembiante con parlamento isguardare a gran gioi quando volesse, perchè pato pene tante, ch’io non le por[r]ia contare. Ned a null’omo che sia la mia voglia non diria, dovesse morir penando, se non estu Montellese, cioè ’l vostro serventese a voi lo dica in cantando.