Italian poem
In gioi mi tegno tutta la mia pena
In gioi mi tegno tut[t]a la mia pena e contolami in gran bonaventura; come Parisi quando amav’ Alena, così fac[c]io, membrando per ogn’ura. Non cura - lo meo cor s’à pene, membrando gioi che vene, quanto più dole ed ell’a[ve] più dura. Null’omo credo c’ami lealmente che tema pene inver sua donna c’ama: amante è che ama falsamente quandunque vede un poco e che più brama, e chiama - tut[t]avia mercede, e già mai non si crede c’Amor conosca il male c’altrui inflama. Però la tegno grande scanoscenza chi rimprocc[i]a a l’Amore i suo’ tormenti, chè non è gioi che si venda in credenza nè per forza di pene c’altrui senti. Non menti - a quelli che son suoi, anti li dona gioi, come fa buon segnore a suo serventi. Dunque, madonna, ben facc[i]o ragione s’io vi conto le pene ch’io patia. Ancora chi agia avuto guiderdone de la più ric[c]a gioia che ’n voi sia, vor[r]ia, - bella, a poco a poco con voi rintrare in gioco, com’io son vostro e voi, madonna mia. Or ti rimembri, bella, a quello punto ched io ti presi ad amare [a] coragio: da poi che gravemente m’agie punto, tut[t]a la pena ben mi pare chi agio. Ben agio, - amore, e vo’ serviri, e tragendo martiri, e non cangio per nulla gioia c’agio.