Versos Italian Tommaso Crudeli Stamane al far del giorno

Italian poem

Stamane al far del giorno

by (1702–1745)

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Stamane al far del giorno io vidi a piè d’un orno Tirsi, il nobil pastore di questi boschi onore, trattar l’amabil cetra che i duri monti spetra; indi lieto e ridente sì cantò dolcemente:

Tu colle opaco e fosco, tu sacro ombroso bosco, voi grotte cave e oscure, voi querci alpestri e dure, voi chiare e lucid’onde, voi verdeggianti fronde, voi fontane e voi rivi, e tu, che occulta vivi, Eco, tra questi monti, e voi ninfe dei fonti e voi ninfe dei colli, voi fiori ed erbe molli, tutte tranquille e liete godete, omai godete.

Il tanto sospirato giorno alfine è arrivato, in cui, sceso dal cielo, pastor colmo di zelo farà correr di latte vostre fontane intatte, torrà alle serpi il tosco, e darà miele al bosco; e quel, che mal si regge, smunto, malsano gregge, tremante ad ogni passo, sì farà bello e grasso. Dalle riposte rubi non esciran più lupi, e noi vedrem l’agnelle in queste piagge e quelle senza cani o pastore prive d’ogni timore, candide e lascivette pascer le molli erbette. Non temeranno i campi il sol che troppo avvampi, né la feconda vite avrà grandini ardite, e del suo ricco seno al sol chiaro e sereno superba ed ambiziosa farà mostra pomposa.

Le tanto celebrate alme ninfe ben nate, c’hanno l’impero in mano del bel fiume toscano, col crin biondigemmante di rugiada stillante, tutte liete e gioconde per le native sponde andran prese per mano, e ‘l vicin colle e ‘l piano, che di bei fior si veste, d’un’armonia celeste faranno risonare, esaltando le rare inclite doti eccelse di te, che il cielo scelse (scelta felice e rara, scelta preziosa e cara!) per nostro almo pastore, almo custoditore delle cose più rare, delle cose più care.

Si sveglieranno intanto a sì soave canto tutti i cigni canori che nei limpidi umori del nostro real fiume bagnan le vaghe piume; indi battendo a gara l’ali per l’onda chiara, formeranno un concento grato così che il vento e le sue figlie aurette, dalla dolcezza astrette, stenderan lusinghiere le lor ali leggiere ad ascoltare intente l’alma virtude ardente di te, nobil pastore, che nel più fresco fiore della tua gioventude (oh fortezza, oh virtude!), quand’è più caldo il petto di troppo ardito affetto, disprezzator degl’agi, amator dei disagi, all’albergo natio desti l’ultimo addio, drizzando al faticoso erto monte scabroso, ove virtù risiede, il giovinetto piede. Né dall’incominciato tuo cammin fortunato fu a distorti possente il padre tuo piangente, e l’afflitto germano sparse i suoi preghi in vano, né i gran preghi del zio ti fero alcun restio. Bagnando il padre stanco Il destro lato e ‘l manco, diceva: - Amato figlio, qual feroce consiglio tenero giovinetto mi ti svelle dal petto? Né ti move a pietade la mia cadente etade? Né t’ammollisce il core Il mio paterno amore? - Udialo il figlio, e alquanto compassionando il pianto del genitore amante, ma le robuste piante per via dura e sassosa, scoscesa, erta e spinosa, mentre il padre piangea, il gran figlio volgea. Ma pur nascendo il sole, all’altre sue parole diè fin Tirsi il pastore, di questi boschi onore.