Italian poem
Ben si somiglia in parte
by Tommaso Stigliani (1573–1651)
Ben si somiglia in parte, Arpin, la tua pittura a costei; ma può l’arte mal giunger la natura. Sempre resta minor l’ombra che ’l vero, e sempre cede l’opera al pensiero. Molto sai, ma non puoi tutto ’l bello di lei veder cogli occhi tuoi, perch’acceso non sei. Sol io, perch’amo, integra la guardo e l’ho tutta negli occhi e nello sguardo. Pure, a me giova poco, senz’ingegno, il vedere; com’in te non ha loco, senza vita, il sapere; ché tu la formeresti e non t’appare, ed io la veggio e non la so formare. Invan tu la ritrai ed io la miro invano; ché tu gli occhi non hai ed io non ho la mano. Deh, potestú cogli occhi miei mirarla, o potess’io con la tua man ritrarla! Ché cosí fôra il finto tanto bello ed adorno, che ’l ver resteria vinto ed il vivo avria scorno; ed avverria che l’imitata cosa fusse dell’imitante invidiosa. Avria ciascun di nui premio eguale al lavoro: tu lodato d’altrui ed io fuor di martoro; tu ne trarresti fama ed io diporto, tu n’avresti la gloria ed io ’l conforto. Or poi che né tu amante né io son dipintore, si che quel bel sembiante tu veggia ed io colore; l’opra godrò ch’i tuoi pennelli ha stanchi, col pensier rifacendola ove manchi. Di rifarla con rime anco direi vivaci, se foss’io sí sublime fra i pittori loquaci, qual fra i muti poeti esser tu mostri; ma pèrdon, co’ tuoi lini, i fogli nostri.