Italian poem
Nè fera tigre, che dagli occhi spire
by Vincenzo da Filicaja (1642–1707)
Nè fera tigre, che dagli occhi spire Rabbia e terror; nè sotto il sol più ardente Angue celato, che fischiando avvente Se stesso, e in piè si vibri alto, e s’adire: Nè accesa folgor, che i gran monti aprire Odasi; nè superbo ampio torrente, Che gli argin rotti baldanzosamente Scorra, e pel non suo letto erri e s’aggire, Paventan sì l’impaurito armento, E ’l timido arator, com’io l’ignuda Mia coscienza e gli error miei pavento: Nè furia ultrice di pietà sì nuda Sta negli abissi, che di quel, ch’io sento Crudo interno dolor, non sia men cruda.