Italian poem
Signor, fu mia ventura, e tuo gran dono
by Vincenzo da Filicaja (1642–1707)
Signor, fu mia ventura, e tuo gran dono L’amar Costei, che ad amar te mi trasse: Costei, che in me la sua bontà ritrasse, Per farmi a te simil più ch’io non sono. Onde in pensar, quanto sei giusto e buono, Convien che gli occhi riverenti abbasse; E ch’altro duol più saggio il cor mi passe, Chiedendo a te del primo duol perdono. Ch’io so ben, ch’a mio prò di lei son privo, Perch’io la segua, e miri a fronte a fronte Quanto è il suo Bello in te più bello e vivo. Più allor mie voglie a ben amar fian pronte: Chè se in quella t’amai qual forte in rivo, Amerò quella in te qual rivo in fonte.
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