Italian poem
A L'Ospedale Maggiore
by Ada Negri (1870–1945)
A Donna Emilia Peruzzi.
Corsia di San Giuseppe, a destra, in fondo, Numero venti.--Il letto è vuoto, adesso.-- Or son tant'anni, sul guanciale istesso, Mio padre moribondo
Giacque, e spirò.--Gracile bimba in culla Ero; e di lui, di lui che m'adorava, Che, per me lacrimando, agonizzava, Nulla ricordo--nulla.--
O padre mio ch'io non conobbi, senti La mia voce ora tu?... La creatura Che abbandonasti ai geli, a la sciagura, A gli schiaffi dei venti
E cresciuta, ha sofferto, ha lavorato, Ti piange: su le punte dei coltelli Passò, ma nei pensosi occhi ribelli Rise un sogno inspirato,
Rise il fulgor d'una possente fede: Ed ella vinse; ed or, fiera qual giglio, Armata in campo, intrepida al periglio, Ama, combatte, crede.--
Mentr'io ti parlo, in una queta stanza La dolce madre, sorridendo, posa: A lei dintorno, come aulir di rosa, Ondeggia una speranza:
Nel lacerato cor che vinse il male, Che sfidò per vent'anni ombra e tempeste, Un'altra gioventù quasi celeste Batte le fulgid'ale.
Ma tu non sai. Tu i detti miei non senti Forse!... per ritrovarti io son venuta, Ma la pallida coltre è diaccia e muta A le lacrime ardenti!...
Tu qui spirasti, e mia madre non v'era: Tu qui spirasti, desolato, solo: Su te una suora arrovesciò il lenzuolo E disse una preghiera:
Poscia, a notte, giacesti su le pietre De la brugna, gelata acqua stillanti: E quelle gocce a te parvero i pianti De' figliuoli: e, le tetre
Paventando solenni ombre, qualcuno Chiamasti, che de' folli, ultimi baci Ti coprisse e de l'ultime, tenaci, Avide strette....--ah!... niuno.--
.... O care ossa disperse, o mite volto, O viscere pulsanti, o largo cuore, O polve di mio padre, o sacro amore In atomi dissolto!...
Qui, dal tragico orror de l'ospedale, Nel nome vostro un voto al mondo io grido: Quanti ha figli la terra abbiano un nido Pieno di canti e d'ale:
Quanti ha figli la terra benedire Possan la dolce casa ove son nati, E in essa, calmi sorridendo ai fati, Di fronte al Sol morire.
Brugna. Nome popolare di quella stanza de l'Ospedale Maggiore di Milano, ove si pongono i cadaveri prima dell'autopsia o del funerale.