Italian poem
Colloquio Con L'Anima
by Ada Negri (1870–1945)
Sole, di fronte. Non c'è più nessuno. Chi odiammo, è lunge. Anche chi amammo, è lunge. Voce amica o nemica a noi non giunge più. Laggiù in patria, non ci attende alcuno.
Per nostra ferma volontà compiemmo questo distacco. E lacerammo il nodo. Ma il membro donde si sconfisse il chiodo dà sangue. Anima mia, che mai facemmo?...
Tu mi rispondi:--Quel ch'è necessario. Lascia che sgorghi il sangue ch'è corrotto. Poter di rinnovarsi in puro fiotto lascia al torrente impetuoso e vario.
La vita è bella in quanto è forza, calda entro il tuo pugno: d'altri, che t'importa?... Se non sai dominarti, ed a te scorta essere, qual virtù ti sarà salda?...
Io voglio che tu giunga a tale eroica cima, che il nulla pel tuo cor sia tutto, e il tutto nulla; e quel che fu distrutto seme prepari ad altre messi, o stoica.--
*
E ancor mi dici: (e tal silenzio è intorno che il battito dei polsi nell'orecchio mi suona)--Guarda a me come a uno specchio terso, nella tua notte e nel tuo giorno.
Io sono eterna. Il mondo è in me riflesso. Nella mia voce udrai tutte le voci che vuoi, canore, tenere, feroci, false, sublimi. Io ti sarò da presso
e da lontano, come tu vorrai: penetrerò per te la vôlta cava dei cieli, e sarò in te, simile a schiava accosciata nell'ombra. E mi amerai
d'amore. Ah, nessun mai suddito e donno tu avuto avrai come la mia presenza compatta ed invisibil, coscïenza e senso, in te vivente anche nel sonno!...
Tanto, che della morte avrai paura sol perchè allora io ti sarò divulsa dal corpo: e me ne andrò, tragica espulsa, te dai cieli implorando, o creatura.