Italian poem
Gèrmina
by Ada Negri (1870–1945)
Calma e silenzio, in torno. Dietro le mie cortine muore tra nebbie fine il giorno.
Ne la penombra, i volti noti, da le cornici, mi affisano.--Che dici, che ascolti,
che abissi d'acqua fonda schiudi al mio nero sguardo, o amor di Leonardo, Gioconda?...
.... Ne la penombra io sono sola.--Non veramente.-- L'anima veglia e sente un suono
lievissimo, un tremare d'ali, un sommesso pianto, come in conchiglia il canto del mare.
L'anima veglia e prega: e su la vita informe che nel mio grembo dorme si piega.
Io sembro inerte. E pure son come zolla al sole. S'aprono in me viole oscure
di sogni, ardenti flore d'un incantato maggio. Porto io forse un messaggio d'amore?...
Di pace un senso pio per ogni vena io sento. Sono io forse strumento di Dio?...
La Sfinge dolorosa sul tuo mortal destino come suggel divino si posa;
ma tu, che da me bevi la forza essenzïale, ed il bene ed il male ricevi,
rompi, potente seme, la zolla inturgidita. Benedirem la vita insieme.