Italian poem
I Grandi
by Ada Negri (1870–1945)
Ammiro i Forti che, baciati in fronte Da bocca sovrumana, Anelanti a più fulgido orizzonte, A un'altezza sovrana,
I sorrisi del genio, i lampi, i canti Ebbero e le follìe, E sepper tutti i voli e tutti i pianti E tutte le armonie;
E lanciaron dal culmine a l'intento Mondo sacre parole; E moriron fra un sogno ed un concento Circonfusi di sole.
Amo i Ribelli che, morsi nel cuore Da un'angoscia suprema, Avvinti da un divin laccio d'amore A chi piange, a chi trema,
Ai maledetti che Gesù redense E i fratelli han tradito, Per terra e mare fra le turbe immense Nova legge han bandito;
E disser l'inno delle età venture, Sublimi nel delirio De l'ideale; e, ceppi o corda o scure, Sorrisero al martirio....
... Ma piango il sangue del mio cor sui Grandi De la tenèbra.--Sono Gli Affamati, gli Oppressi, i Venerandi, Che tregua nè perdono
Ebber da la natura empia e nemica, E pur non hanno odiato: Che per altri fiorir vider la spica, E non hanno rubato:
Che bevver fiele e lacrime, vilmente Frustati in pieno viso Da l'ingiustizia cieca e prepotente, E pur non hanno ucciso:
Che passaron fra i geli e le tempeste, In basso, ne l'oblìo, Senza sol, senza pane, senza veste, Ed han creduto in Dio:
Che uno strato di paglia per dormire Infetto e miserando Ebbero, e un ospedale ove morire, E sono morti amando.--