Italian poem
I Giacigli
by Ada Negri (1870–1945)
Non per dormire--poi che il sonno è tolto a quest'occhi che ardor di conoscenza aperti tiene anche nell'ombra, senza riposo, accese lampade nel volto:
non per dormir, ma per sapere, in ogni letto io volli accostar la belva umana: a lei dappresso ma da lei lontana come il fantasma che compar nei sogni.
E vidi, in lari che si chiaman sacri, la quiete non già, ma il dramma oscuro dell'odio sibilar fra letto e muro, e pianger figli a quegli spasimi acri.
Tra porta e porta ascoltai scoppi secchi di voce, come palle di pistola dritte al segno del cuore o della gola, o aguzze pietre a fionda contro specchi:
parole unghiute, uguali a uncin che artiglia, singhiozzi, uguali a strider di catene scosse--e in vano implorai su quelle pene esasperate un pio chiuder di ciglia.
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Ma, anche, io vidi il volto di chi dorme dopo l'amplesso, cuore contro cuore. Stanco, livido, assente, nel flosciore delle labbra, allentate in smorfia informe.
Spento il baglior dell'attimo che illude l'anima di sfuggire al suo sgomento d'esser sola, tornar, cieco, il tormento io vidi, a gogna delle membra ignude.
Ed era chiuso senza perdonanza l'un volto all'altro: e torbido, ed avverso: l'uomo non ha che sè nell'universo, sol per pietà gli mente la speranza.
E chi conta nel sonno il suo danaro, e chi in sogno combatte un suo rimorso, e chi con suggellate iridi un corso segue di fiume susurrante e chiaro:
e l'amico e il nemico e il vile e il forte guardai nell'ora in cui l'orgoglio oblia la maschera: e mal fu: per chi lo spia il sonno è più tremendo della morte.
Rantoli e incùbi di morenti in fila negli ospedali; tenebre di celle ove colui che non vedrà le stelle più mai, memorie, vaneggiando, infila!...
Spasimoso ansimar sulle cuccette degli asili notturni, aliti densi di vino, naufragar di tutti i sensi nel gorgo delle mescolanze infette!...
Destituita dalla somiglianza con Dio,--da sè diversa umana faccia che della luce e del pensier la traccia smarrisci,--e ti deturpi in oblianza!...
Due creature io solo scôrsi, belle nel sonno: ah, così belle, che i giardini del cielo, dai silenzïi turchini, sfogliavano su lor fiori di stelle.
L'uno era un bimbo, in un candor soave di trine, e lo cullava un pio cantare: l'altro era un marinaio in mezzo al mare, e lo cullava il ponte della nave.