Italian poem
I sacrifici
by Ada Negri (1870–1945)
È una maestra. — Ha ne lo sguardo buono La rassegnata calma pazïente Di chi sa il vuoto, il pianto ed il perdono.
Con lungo amore, faticosamente, I figli d’altri a l’avvenir prepara. Insegna con austere voci e lente.
Ne la sua stanza fredda come bara Ove mai riscaldò fiamma d’ebbrezza La sconosciuta povertade amara
Ove non fulse mai la giovinezza D’un lieto sogno, morrà un giorno, sola, Composta il volto a stanca tenerezza;
E su l’algide labbra di vïola E nel vago stupor de gli occhi spenti Morrà con essa l’ultima parola
Del suo delirio: “O bimbi, o bimbi.... attenti....”
Vedova, lavorò senza riposo Per la bambina sua, per quel suo bene Unico, da lo sguardo luminoso;
Per essa sopportò tutte le pene, Per darle il pan si logorò la vita, Per darle il sangue si vuotò le vene. —
La bimba crebbe, come una fiorita Di rose a Maggio, come una sovrana, Da la dolce materna alma blandita;
E così piacque a un uom quella sultana Beltà, che al suo desìo la volle avvinta, E sposa e amante la portò lontana!...
.... Batte or la pioggia dal rovaio spinta Ai vetri de la stanza solitaria Ove la madre sta, tacita, vinta:
Schiude essa i labbri, quasi in cerca d’aria; Ma pensa: la Diletta ora è felice.... — E, bianca al par di statua funeraria,
Quella sparita forma benedice.
Egli le disse: “I monti e l’oceàno Frapporre io devo fra il tuo bacio e il mio; Oh, pensami, mentr’io sarò lontano.
Oh, attendimi!... Giammai sonno d’oblio Col tempo graverà sul nostro amore: Serbera la distanza alto il desio.”
... Ed ella attese. — Ed i minuti e l’ore E i mesi e gli anni, i lunghi anni glaciali, Passaron senza un raggio e senza un fiore
Su quei densi capelli verginali E quando cadder dal suo volto smorto Le primavere e dal suo passo l’ali,
E una ruga ghignò sovra quel morto Fascino (lenta pioggia il marmo scava) Ei rïapparve alfin, come risorto.
Ma non confuser l’infocata lava De’ baci; non l’ebbrezze desïate Ella il padrone, egli guardò la schiava,
Per ritrovar le forme un giorno amate, Per ritrovarle.... — e poi stettero, fisso Lo sguardo al suolo, querce fulminate;
E fra di lor si risquarciò l’abisso.